http://www.papafranciscovideos.com/papa-a-moviemientos-populares-no-es-comunismo-es-doctrina-social-de-la-iglesia-126/

diciembre 14, 2014 § Deja un comentario


A mis padres, con todo mi cariño

Y el Rey les dirá: "Venid a mí, benditos de mi Padre, y heredad el Reino preparado para vosotros desde antes de la Creación del mundo. Porque tuve habmbre y me disteis de comer, tuve sed y me disteis de beber, estuve desnudo y me cubrísteis, estuve enfermo y en la cárcel y vinísteis a verme".

Y el Rey les dirá: “Venid a mí, benditos de mi Padre, y heredad el Reino preparado para vosotros desde antes de la Creación del mundo. Porque tuve habmbre y me disteis de comer, tuve sed y me disteis de beber, estuve desnudo y me cubrísteis, estuve enfermo y en la cárcel y vinísteis a verme”.

 

 

Yo soy el Pan de Vida. Quien coma de este pan, tendrá vida eterna.

Yo soy el Pan de Vida. Quien coma de este pan, tendrá vida eterna.

 

 

Escuchad al Papa:

En España, muchos católicos procedentes del “francismo sociológico”, incluidos movimientos que no voy a nombrar, no están de acuerdo. La cuestión social, que interesó a la Iglesia desde la encíclica “Rerum Novarum” de León XIII y, sobre todo, a partir del Concilio Vaticano II y su magnífica Declaración “Gaudium et spes”, supuso sin duda el germen de una apertura o “aggiornamento” de la Iglesia a los más pobres, los más necesitados, opción que no ha sido desarrollada del todo y en relación con la cual me apena que muchas personas que se declaran católicas no dediquen nada de su tiempo e interés a las cuestiones sociales -las cuales, como subraya el Papa, están en el centro del mensaje evangélico-, y se producen fenómenos, por parte de determinados fieles, de ataque directamente de “comunismo” a todo lo que suene a mejorar el nivel de vida de la gente más pobre y a un mejor reparto de los bienes de este mundo, así como de ataque a teólogos, algunos de ellos Santos de la Iglesia Católica, respecto de los cuales San Juan Pablo II declaró que se hallaban en “perfecta consonancia” con la doctrina católica. Muchas de estas personas pertenecen o han pertenecido a la Compañía de Jesús, a la Orden Franciscana, a la Orden Mercedaria o a otras Órdenes, Prelaturas o caminos espirituales religiosos en plena comunión con la Iglesia Católica de Roma. De momento, no me voy a alargar con la lista que los que fueran sedicentes lefebvrianos perdonados por Benedicto XVI, o grupos preconciliares, pero es posible que lo haga en un futuro.

 

Fdo.: Dr. Pablo Guérez Tricarico

Doctor en Derecho Penal por la Universidad Autónoma de Madrid

Ex Profesor de Derecho Penal de la Universidad Autónoma de Madrid y del Colegio Universitario “Cardenal Cisneros”

Acreditado a plazas de profesorado permanente

Experto en Historia comparada de las religiones y escritor

@pabloguerez

 

Vid., en relación con esta entrada, la siguiente entrada relacionada: http://pabloguerez.com/2014/09/20/who-are-the-enemies-of-pope-francis-vatican-increases-security-measures-due-to-isis-terror/

Salvo el título, está escrito en italiano.

 

A.M.D.G.

A.I.P.M.

 

Who are the enemies of Pope Francis? Vatican increases security measures due to ISIS Terror. Meanwhile, the Church needs urgently a new “aggiornamento” to boost its credibility

septiembre 20, 2014 § Deja un comentario


http://www.iltempo.it/esteri/2014/09/20/l-isis-minaccia-il-vaticano-controlli-raddoppiati-a-s-pietro-1.1312658

 

To Evil’s victory, it is enough that the good people do not make nothing (Burke)

Siembra vientos y recogerás tempestades (Proverbio anónimo)

 

Scrivo questo post, preoccupato per la vita e l’ integrità di uno dei migliori Papi che Dio ci ha dato negli ultimi cento anni, in lingua italiana, perché è la lingua ufficiale, assieme al latino, della Santa Sede, in considerazioni ai miei seguitori dall’ Italia, credenti e non credenti, e perché credo possa essere seguito anche dallo spagnoloparlante colto.

Coloro che vorranno trovare in questo post una ferma condanna al terrorismo islamico non la troveranno. Non perché io non condanni la crudele follia dell’ ISIS, alimentata in buona parte da una politica estera degli Stati Uniti imperalista a ancora basata sulla logica del Far West, ma perché questa condanna sta essendo utilizzata da lobbies conservatori per difendere qualsiasi mezzo di lotta contro il terrorismo. Sicuramente una política piú comprensiva con la situazione del popolo palestinese, basata sull’ intesa, l’ accordo diplomatico con il legittimo Stato di Israele e una politica chiara di investimento per l’ educazione e per la coesistenza pacifica nel rispetto alla diversità non avrebbero reso il terreno cosí facile alla semina dell’ odio che scaturisce dalla paura e dalla incomprensione della cosiddetta “societá internazionale civilizzata”, e da una Europa immatura la cui política estera sembra essere ancora irremissibilmente legata alla logica della guerra fredda, nella quale la “sinistra” equivale ad appoggio incondizionale al popolo palestinese, anche ai terroristi, e “destra” equivale ad appoggio internazionale allo Stato d’ Israele, anche al suo terrorismo di Stato. Mentre i “pseudointelletuali” europei si dibattono ancora su tali termini, a maggior gloria dei loro leader politici o giornalistici, molti siamo stanchi della politizzazione, nel peggior senso del termine, e nel liguaggio piú oscuro, basso e interessato, di ciò che è una vera e propia catastrofe umanitaria in Medio Oriente, alimentata dal circolo dell’ odio tra estremisti sionisti e fondamentalisti islamici di Hammas. In questo contesto viene fuori lo Stato Islamico, assieme alle declarazioni degli screditati leader iracheni e iraniani, i quali, como i leader dell’ Arabia Saudita, per contentare a tutti, e soprattutto il loro alleato supremo, il Governo Federale degli Stati Uniti di Norteamerica, con il Presidente Obama in testa, colpevole, como egli stesso ha riconosciuto, di tortura. La situazione è prebellica a livello mondiale, e gli atteggiamenti sia dal lato del “mondo libero”, sia dal lato islamico non sembrano troppo pacifici. Siamo, como ha detto il Papa, in una situazione di guerra mondiale “a pezzetti” (a trocitos). Adesso pare che –secondo fonti giornalistiche all’ uso, e quindi, che meritano la stessa credibilità dei leader o del pensiero unico degli Stati ai quali servono, sarebbe il Papa sotto il punto di mira degli islamisti. Propio la figura internazionale che piú ha pregato per la pace, che piú ha denunciato che un mondo dominato dalle regole del mercato e dalla volontá dell’ Occidente non è sostenibile né giusto, che bisogna trovare una soluzione per la pace in Oriente Medio che non passi per negare la giustizia che legittimamente appartiene sia a israeliani sia a palestinesi. Forse è vero, ma queste minacce, come si usa dire colloquialmente, non me la contano giusta. Se fosse stato Obama ad essere stato minacciato sarebbe stata una cosa diversa. E forse, ma dico soltanto forse, non è stato cosí perché anche egli ha deluso una buona parte del suo elettorato e si è messo da parte del “conservative law and order”. Una volta piú, le oscure e criminali agenzie di sicurezza degli Stati Uniti, la NSA, la CIA, hanno fatto quello che hanno voluto, alimentando l’ isteria collettiva cui é tanto ricettiva la popolazione media americana ed hanno colpito anche l’ integrità del Presidente eletto dal popolo, e che dovrebbe governare per il popolo. Cinquanta anni fa, in un discorso tenuto dal suo compagno di partito il Presidente J. F. K., ucciso in strane circostanze, gli assistenti alla conferenza tenutasi  all’ Università di Columbia, D.C. con occasione dell’ apertura dell’ anno accademico, ascoltarono como il loro Presidente cattolico, dopo aver messo fine a quella che fu forse la crisi piú grave della Storia dell’ uomo sulla terra, poiché potrebbe aver portato l’ Umanità intera alla distruzione nucleare, dichiarava di non volere una “pax americana” basata sulla assoluta egemonia degli Stati Uniti, ma di una vera pace nell’ interesse comuni di tutti i popoli e di tutti gli Stati, compresa l’ Unione Sovietica, “because everybody  live in the same planet, everybody breath the same air, everyone take care of the future of their children and, at least, everybody are mortals”.

La fiducia nella Provvidenza e nella presenza di Cristo risorto, assieme al Suo spirito, è la miglior sicurezza per il Papa, a guida della sua Santa Chiesa. Noi preghiamo a lungo il Papa, affinché non venga sconfitto dai suoi nemici sia interni sia esterni, ed affinché Dio muova i loro cuori nella direzione dell’ Amore. Nemici del Papa non appartengo soltanto a movimenti fondamentalisti islamici como lo Stato Islamico, ma ce ne sono anche dentro la Chiesa Cattolica. Coloro che disprezzano il Papa e la sua attività volta ad avvicinare la Chiesa ai poveri, ai disperati, agli emarginati di questo mondo, e lo fanno sotto le vecchie insegne di una Chiesa imperiale malintesa, basata sull’ ornato, la condiscendeza o la collaborazione, attiva od omissiva, con il potere civile, non fanno altro che ostacolizzare la lavore di evangelizzazione affidata dallo Spirito Santo al legittimo successore di San Pietro. Questi, tanto affetti all’ autorità come concetto, disprezzano l’ autorità concreta di colui che incarna nel momento presente il potere delle chiavi affidato da Gesú stesso alla Sua Chiesa, cuando non conviene loro. Per no contare i numerosi gruppi settari norteamericani che costituiscono la base sociológica di una buona parte dell’ elettorato del Partito Repubblicano. Fra di loro ci sono i lefrebviani presumibilmente “reabilitati” da Benedtto XVI, i tridentini preconciliari e molte settte e persone paranoiche che vedono nella Chiesa soltanto un cumulo di riti e liturgie senza Spirito, senza condivisione con il prossimo e senza il messaggio autentico di Gesú, il Quale, essendo il piú grande ed innocente, si abassò e fu contato fra i peccatori proprio per la nostra salvezza. Ma noi, che siamo tutti peccatori, compresi quelli che non riconoscono il loro peccato in nome di una presumibile condizione di “cittadini di legge ed ordine” dobbiamo seguire il messaggio di umiltà che scaturisce da una lettura sincera, anche la piú semplice, del Vangelo, il cui seguimento si manifesta otre che nella preghiera, negli atti di Misericordia, anche corporali, per il prossimo, come ci ricordava il Vangelo sulle beatitudini della Messa di prima di ieri, venerdí 19 settembre del 2014.

Sono dell’ opinione che il Vaticano debba conservare il suo potere temporale guadagnato storicamente attraverso giusti titoli di proprietà. cosí como il suo particolare status giuridico internazionale. Ma i beni e i poteri temporali della Chiesa devono essere intesi soltanto como servizio alla comunità umana, dove la Chiesa debe svolgere la sua opera di evangelizzazione attraverso la preghiera, i testimoni di fede, la sua presenza sacramentale, ma anche mediante l’ aiuto e il sostegno temporale. Soltanto attraverso le Missioni Pontificie arrivano ai paesi piú poveri miliardi di euro che contruiscono non soltanto alla costruzione di chiese, ma anche a promuovere la justizia sociale e la carità nei territorio piú poveri della terra, laddove né gli Stati, né gli organismo intermedi, né le NPO, né la propria Croce Rossa, riescono a paliare la situazione di miseria estrema patita dalla popolazione. E lá ci vuole un aiuto massivo proveniente proprio dalla Chiesa come portatrice di un messaggio di speranza ragionevole. Non si può -oppure é molto meno effettivo- parlare di Gesú e delle beatitudine, o degli atti di Misericordia corporali cui si riferisce Nostro Signore in Mt 27, per esempio, senza offrire a chi è estenuato dalla fame da intere settimane un pezzo di pane, acqua, e tutti i beni necessari per il suo decoroso sostegno. Proprio su questo punto, ed anche a rischio di essere malinterpretato, oggi piú che mai la Chiesa cattolica debe avere un patrimonio economico e un potere temporale e diplomatico il quale, seppur sui generis, le consenta di arrivare là dove l’ azione degli Stati e delle NGU non arrivano, e le consenta pure di mediare, como storicamente ha sempre saputo fare, nelle controversie fra gli Stati allo scopo di raggiungere fini condivisi da tutta la comunità internazionale, come la justizia, la pace, o la lotta contro la miseria. Oggi piú che mai, la Chiesa Cattolica è investita da una auctoritas e da una opinio iuris riconosciuta informalmente dalla comunitá internazionale che le può consentire una collaborazione piú efficace con le autoritá civil nel conseguimento degli obiettivi di rendere migliore il mondo. Il crollo delle ideologie e la palese menzogna sulla quale sono edificati gli Stati moderni -il potere del popolo- sono ormai noti a tutti: chi comanda sono i poteri finanziari, indipendenti dagli Stati, sottratti ai loro classici poteri “formali” e ai quali gli Stati, soprattutto quelli occidentali, di tradizione cristina, rendono colto. Sono, in parole del propio Pontefice, le “economie idolatriche” quelle che rendono il mundo. Esse sequestrano oggi sorta di potere minimamente democratico, onde per molti di noi hanno perso quella legittimità di origine proclamata dai classici e che fondava l’ autorità democratica del potere civile proprio nel contratto sociale. In questa situazione, nella quale il potere civile -comprese le Nazioni Unite e, soprattutto, le istituzioni di Bretton Woods, non avrebbe nessuna autorità -legittima, si intende- “se non fosse stata loro concessa dall’ alto” (cfr. Gn 19, 11), soltanto una instituzione como la Chiesa Cattolica, nella misura in cui esprima la sua particolare autorevolezza mondiale nel linguaggio e nelle forme dell’ autenticità, e non dell’ imposizione, una istituzione aperta al dialogo ecumenico e al dialogo con il potere civile, sia esso formalmente democratico o non democratico, una Chiesa amministratrice dei beni di questo mondo ma che non é del mondo –una Chiesa che, pur non essendo del modo, deve agire in questo mondo, perché fu in questo mondo, con tutto il suo peccato e la sua miseria, per il quale morí Nostro Signore-, non può disintendersi della sofferenza materiale della gente. Eppure, non dobbiamo confonde la Chiesa con il Regno di Dio: la Chiesa è pur sempre uno strumento, preziosissimo, attraverso la quale si manifesta l’ azione di Gesù e dello Spirito Santo, di tutta la Trinità, nel mondo, attraverso la preghiera, le opere di misericordia, e, soprattuto e in maniera fondamentale, per volontà expressa di Gesucristo, attraverso il miracolo della sua sacramentalità. A questo punto… come sostenere al contempo la neccessità di una Chiesa povera, non soltanto ni Spirito, ma anche nel materiale, e del potere temporale della Chiesa? Nella linea sostenuta da vari teologi del Novecento, con particolare sensibilità sociale, ciò è possibile se i responsabili dell’ amministrazione vaticana e di tutti gli istituti cattolici praticano il distacco tra la volontà di possedere e il fatto di possedere, nel nome dei valori che essi vogliono e devono perseguire: che la ricchezza della Chiesa Cattolica serva come strumento o come destino finale per lenire la sofferenza del prossimo, sia materiale sia spirituale. La pratica del distacco, comune a tante religioni attuali e scomparse sulla terra, è stata practicata da molte persone di buona volontà, cristiani oppure di altre religioni, i quali, non hanno semplicemente lasciato tutto a i poveri, ma si sono riservati la amministrazione anche durante anni, creando fondazioni, monti di pietà ed altri istituti benefici. Ma ad una condizione: essi hanno cambiato radicalmente il loro rapporto funzionale fra le proprie ricchezze (l’ avere) e la percezione del proprio io. Come esempio del fatto di un tale atteggiamento può essere riscontrato in altre religioni millenare, nel tardo buddismo, il ramo meno rigoristico del Buddismo scolastico, raprresentato dalla Bhagavad-Gita, non richiede la rinuncia al mondo, a se stessi e ai beni temporali -como nemmeno una tale richiesta è pienamente soddisfatta del proprio Buddha e da molti suoi autorevoli discepoli-, ma si accontenta con il mandato di trasformare  in sacrificio le proprie azioni, rinunciando ai loro frutti -che vanno cosí a beneficiare gli atri o Dio-, rompendo in questo modo la ruota karmica del pensiero indiano responsabile della schiavitú operata da noi stessi e dalla interminabile catena di azioni-conseguenze que determineranno, a sua volta, il ciclo delle reincarnazioni. Invece, sacrificando i frutti (buoni, si intende) delle proprie azioni l’ uomo si libera da una delle cause del dolore che lo lega a questo mondo, l’ ansia di possedere, e puó giungere, senza necessità di grandi processi meditativi o ascetici, alla “liberazione”.

Ora, tornando al cristianesimo e alla Chiesa Cattolica, possiamo ritrovare elementi comuni di queste idee, le quali devono ovviamente essere contestualizzate, nel comportamento di grandi santi e sante della Chiesa. Mi piacerebbe avere un dialogo con Giovanni Papini su questo punto, piché egli fu molto duro sulla questione della accumulazione delle ricchezze da parte della Chiesa, ma si dichiaró anche “medievale” (cfr. La scala di Giacobbe). Tornando al punto di partenza, credo sinceramente che siamo entrati in una nuova era dal punto di vista político ed economico, ma non alla leggera o “light”, como sostengono i raprresentanti dei cerchi new age, ma proprio pero la assenza di un potere civile forte che ha caratterizzato sia l’ Antichitá (l ‘ Impero), sia l’ Etá moderna e parte di quella contemporánea, al meno fino alla comparsa della cosiddetta “postmodernità”. Le istituzioni piú politiche delle Nazione Unite -e con questa precisione voglio mettere a salvo da questa analisi critica le principali istituzioni della “famiglia” delle NU, quali la FAO, l’ UNESCO, l’ UNCTAD, l’ ACNUR, l’ OMS e molte altre, che svolgono una importantissima funzione di “coscienza critica” della comunità internazione- non valgono piú, rispecchiano ancora i vecchi rancori della Guerra Fredda. E accanto all’ ONU istituzioni che dovrebbero reggere con giustizia i rapporti economici e finanziari fra le Nazioni per migliorare le condizioni di vita delle persone, non fanno altro che servire gli interessi delle grandi corporazioni economiche e finanziarie multinazionali. In questo contesto internazione, l’ attività istituzionale della Chiesa Cattolica può essere efficace se si fonda sull’ apertura alla società internazionale, soprattuto ai paesi piú poveri, e tende loro la mano, como oggi ha espresso il Presidente dell’ Albania al Papa. Ma é soltanto nel Vangelo di Gesù dove la Chiesa debe ritrovare continuamente la forza che viene dall’ Alto e che le da la sua indistinguibile autorevolezza, nel senso di autenticità. E da questa Fonte senza fine la Chiesa debe saper portare, anche institucionalmente, oltre al messaggio evangelico di speranza nella nuova vita regalataci da Gesú, l’ esempio della sua prassi concreta attraverso le opere di beneficenza, protezione e rifugio. Anche facendo valere la sua riconosciuta autorità internazionale come Santa Sede, sapendo che é sempre assistita dallo Spirito Santo secondo la promessa di Gesú, e mettendo a lavorare tutte le sue forze umane, materiali, istituzionali, giuridiche, mediatrici e diplomatiche al servizio di tutti gli uomini, specialmente dei piú deboli ed emarginati della Terra. Affinché loro possano sentirsi assistiti dalla comunità di vita che è la Chiesa e, dinanzi al mondo, possano anche mettersi a rifugio, come si diceva anticamente, “in sacro”, dove nessuna autorità umana né nessun potere civile oserrebbe toccarlo, perché sono i figli prediletti di Dio, coloro che sono stati rifiutati, per azione o per omissione colposa, dalla nostra società ipocrita. Come lo furono gli ebrei e gli altri  uonini, donne e bambini perseguitati dal nazismo e dal comunismo in molte Chiese, anche con l’ aiuto -oggi dimenticato- di molti paesi neutrali o non belligeranti.

Preghiamo dunque per il Papa. Affinché egli sappia gestire con umiltà, saggezza, intelligenza e lungimiranza, assistito dallo Spirito Santo, il Tesoro che gli è stato affidato da Gesú: la Santa Chiesa Cattolica. Perché sappiamo che le porte dell’ inferno non prevalebunt. Cristus vincit, Cristus regnat, Cristus imperat. Benedicat omnes gentes omnipotens Deus. Amen.

 

Madrid, a 21 settembre del 2014, Festività di San Matteo Apostolo ed Evangelista

 

Per: Dott. ric. Pablo Guérez Tricarico

Signed by.: Pablo Guérez Tricarico, PhD

 

I. H. S.

A. M. D. G.

 

La plaza San Pedro ha reforzado las medidas de seguridad.
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Who are the enemies of Pope Francis? Vatican increases security measures due to ISIS Terror. Meanwhile, the Church needs urgently a new “aggiornamento” to boost its credibility by Pablo Guérez Tricarico, PhD is licensed under a Creative Commons Reconocimiento-NoComercial 4.0 Internacional License.

Llamamiento a participar en la Jornada de Oración y Ayuno por la Paz convocada por el papa Francisco

septiembre 7, 2014 § Deja un comentario


La paz os dejo, mi paz os doy. No os la dejo como os la da el mundo. No tiemble vuestro corazón ni tengáis miedo (Jn 14, 27)

 

El Papa Francisco ha convocado este Domingo 7 de septiembre, Víspera de la Fiesta de la Natividad de la Virgen María, una Jornada Mundial de oración y ayuno por la paz en Siria, en Oriente Medio, Ucrania y otros territorios en guerra. En estos tiempos difíciles, en los que algunos nos quejamos de la demanda justa de no tener trabajo ni sustento, volvamos la mirada hacia quienes sufren unas condiciones de precariedad mucho más trágicas, y se levantan todos los días sin saber si volverán a acostarse.

Siguiendo la estela apostólica del gran papa San Juan XXIII y de su memorable encíclica “Pacem in terris”, el Pontífice llama a los hombres y mujeres de todas las religiones, creyentes y no creyentes, y, en definitiva, a todos los hombres y mujeres de buena voluntad, para que se unan con su participación y con sus intenciones a la oración de la Iglesia universal por la paz. Recordando el espíritu y la letra de la citada encíclica, el entonces para San Juan XXIII expresaba su deseo de que los responsables políticos de las naciones caminaran en una dirección en la que, por su peculiares características, toda guerra debería ser prohibida. Profundizaron en esta idea documentos conciliares como la magnífica Carta “Gaudium et spes”.

A cincuenta años de su publicación, vivimos en un mundo mucho más inestable y menos controlado, aunque obsesionado por la “seguridad”, la cual es esgrimida muchas veces por los exponentes del pensamiento único del nuevo orden mundial así como por sus prácticos -los líderes políticos occidentales-, en detrimento de la justicia. Poco recuerdan algunos de estos líderes su conexión con el movimiento democristiano y la doctrina social de la iglesia. En este sentido, baste la afirmación, repetida por la saciedad por el papa San Juan Pablo II, de que no puede haber paz sin justicia.  En el nuevo orden mundial actual, que puede ser explicado como un desarrollo perfectamente lógico, aunque inhumano, del pensamiento único que ocupó la hegemonía cultural mundial utilizando de manera privilegiada el lugar de las cenizas del bloque socialista y de los ataques del 11-S, la carrera de armamentos ya no explica el equilibrio de fuerzas, pero el fanatismo en el que aquella se inspiró sigue vivo, y muchas veces vinculado a errores cometidos por líderes políticos y religiosos de Oriente y Occidente. De nuevo, no va a ser la paz táctica, la que Kennedy llamara de manera crítica “pax americana”, la que traiga la verdadera paz, y con ello, la justicia, al mundo, sino aquella que nace del corazón puro y del amor al prójimo, incluido el amor a quien consideramos o nos considera nuestro enemigo.

Desde esta pequeña plataforma os invito a participar, de la manera que mejor estiméis en conciencia, en esta Jornada, desde vuestras casas, comunidades, puestos de trabajo o en el Templo. Las puertas de varias iglesias católicas estarán abiertas para recibir a todos aquellos que quieran unirse a esta sincera oración colectiva por la paz. Por mi parte, estaré esta tarde en la parroquia de San Germán, sita en Madrid, D. m., adorando a Jesús Sacramentado, que estará expuesto hasta las doce de la noche, y pidiéndole que ilumine los corazones de los políticos, de los poderosos, de los fanáticos, de las gentes resentidas y especialmente vulnerables a caer en la espiral de la violencia y con ello a convertirse en víctimas de ella; en definitiva, para que Jesús, que vino a traer la paz, infunda sobre toda la Humanidad doliente su Espíritu de Amor, a fin de que el hombre, con la ayuda del Espíritu de Dios, pueda resolver los problemas que él mismo ha causado por vías pacíficas y respetuosas con los derechos humanos. Que con la ayuda de Su divina gracia, y con la intercesión de la Santísima Virgen María, Reina de la paz, se derriben los muros de la incomprensión y se rompan las cadenas del odio, la ira, la violencia y el rencor que sólo llevan a encadenar nuevos actos de crueldad con otros y que, del reconocimiento de la dignidad del otro y de su humanidad, brote el Amor verdadero que lleve a la paz. Amén.

 

A.M.D.G.

 

 

¿Podemos emprender una política de rostro humano? Compromiso político y religión.

agosto 24, 2014 § Deja un comentario


 

Jesús, llamándolos junto a sí, dijo: Sabéis que los gobernantes de este mundo se enseñorean de ellos, y que los grandes ejercen autoridad sobre ellos. No ha de ser así entre vosotros, sino que el que quiera entre vosotros llegar a ser grande, que sea vuestro servidor, y el que quiera entre vosotros ser el primero, que sea vuestro siervo (Mt 20, 25-27, ca. 80 d. C)

The brave men, living and dead, who struggled here, have consecrated it far above our poor power to add or detract. The world will little note, nor long remember, what we say here, but it can never forget what they did here. It is for us the living, rather, to be dedicated here to the unfinished work which they who fought here, have, thus far, so nobly advanced. It is rather for us to be here dedicated to the great task remaining before us—that from these honored dead we take increased devotion to that cause for which they here gave the last full measure of devotion—that we here highly resolve that these dead shall not have died in vain—that this nation, under God, shall have a new birth of freedom—and that, government of the people, by the people, for the people, shall not perish from the earth (Abraham Lincoln, given to Edward Everett, 1864)

Todo el mundo quiere cambiar a la Humanidad, pero nadie quiere cambiarse a sí mismo (Lev Tolstói, ca. 1900)

Cambia tu corazón, y cambiarás el mundo. Porque el que es fiel en lo pequeño será fiel en lo grande

A todas las personas de buena voluntad de los movimientos sociales, especialmente de los vinculados a Izquierda Unida y a PODEMOS

A Tania Sánchez, cuyo discurso sigue ilusionando como un vergel en el desierto mediático previamente repartido por los responsables de la información

 

El problema: buena parte del mundo crítico del panorama sociopolítico español, no sin mucha razón, propone lo siguiente para

+EL PUEBLO UNIDO CONTRA LAS INJUSTICIAS

La lectura de estos puntos programáticos que me han hecho llegar a través de Google + algunas personas próximas al movimiento PODEMOS me ha producido, por una parte, simpatía, y, por el otro, impotencia. Simpatía porque estaría de acuerdo en el 90% de sus puntos si pudieran cumplirse sin que los poderes de este mundo -no sólo los económicos- no tuvieran capacidad de reacción. Es más: aun si pudiera ser posible, como hacker, extender un virus que destruyese todos los títulos de propiedad, legal o ilegalmente adquiridos, esa opción robinhoodiana me merecería simpatía, como en la película Los fisgones, 1991, aunque no considero que ésta fuese una opción razonable, ni menos deseable o generalizable. Lo que ocurre es que, leyendo los puntos programáticos del ámbito de PODEMOS, y a pesar de algún nuevo lenguaje, me suenan a viejo marxismo, el cual, en sus concretas aplicaciones históricas nunca favoreció del todo a las clases más bajas -aunque a favor de algunos regímenes marxistas occidentales “mitigados”, como algunos países del Este de Europa, o la propia URSS posterior a Kruschev, hay que decir que las necesidades más básicas de toda la población fueron atendidas, si bien a costa de reducir las oportunidades de aumentar la riqueza nacional y un reparto equitativo de mayores bienes, como denunciaran muchos marxistas críticos o teóricos de la justica como John Rawls-; más bien, a las clases populares y profesionales -por cierto, todavía enfrentadas en los países “libres” por el voto por los partidos del centro-izquierda, sociológicamente preferidas por las clases populares, o del centro-derecha, sociológicamente preferidas, al menos hasta ahora por los llamados “profesionales” que se sienten superiores- se las sometió, en los tiempos del “socialismo real”, al opio de la doctrina comunista oficial, que no de la religión. Dicho esto, he querido aprovechar este mensaje para expresar mi opinión sobre PODEMOS y los movimientos sociales, respecto de los cuales, y a pesar de sus buenas razones -sí, buenas, por si a algunos “hombres de bien” o de law and order no se lo parece-, y sobre su capacidad transformadora de la sociedad no puedo menos que mostrar un triste escepticismo. Y no precisamente por las razones más apuntadas por la prensa al uso: desconfianza de la población general para que PODEMOS pueda convertirse en una alternativa de gobierno viable, preferencia del movimiento por puntos programáticos en lugar de una nueva manera de hacer gobierno, así como algunas otras acusaciones al menos dudosas de que la formación y sus simpatizantes han sido y continúan siendo objeto de la prensa conservadora.

A estas alturas de la evolución humana, está visto que cualquier sistema económico, ya sea capitalista, ya comunista o intermedio, está sujeto a la necesidad de los poderosos de utilizar el poder para mayor gloria de ellos, y no de la comunidad política. Con ello no pretendo adherirme a las tesis del liberalismo político tradicional, que proclama que el hombre es egoísta por naturaleza -personalmente sostengo que hay hombres más egoístas y hombres más altruistas; incluso la misma persona puede actuar de una manera u otra en función de su entorno y de su aprendizaje-. Por ello, me cuento entre los que consideran que precisamente debe limitarse cualquier poder, incluido el poder político, uno de los mayores enemigos de la libertad del hombre, junto a las riquezas, y no sólo para los que lo padecen, sino para los que lo practican, que se convierten en esclavos de ídolos modernos, auténticas dependencias -y mucho más fuertes que las estigmatizadas, como las drogas o los comportamientos “antisociales” o desadaptativos- en el mundo actual.

Lo que parece haber demostrado la Historia de la Humanidad es que tanto las riquezas -entendidas como objetivo último, y no como instrumento para una justa, equitativa y caritativa distribución y, si es necesaria, redistribución del welfare o de la riqueza- o el poder -entendido como poder para gloria del que lo ejerce y no como servicio-, no sólo son nocivos para las personas que tienen que padecer los desmanes de los ricos y de los poderosos-, sino para ellos mismos, debido a la tendencia natural que proporcionan estos instrumentos a la acumulación y a la maldad: porque, ¿de qué le sirve al hombre ganar el mundo entero si arruina su vida? ¿O qué podrá dar para recuperarla?

Los ricos y poderosos de este mundo, asistidos por “coaches” intrusistas que han ocupado el papel de los antiguos magos y chamanes, prometen a sus aspirantes e iniciados la dominación, primero de sí mismos, y luego la de los demás. Ellos deberían saber a dónde conduce este camino, muy diferente al que conduce la vía estrecha de las disciplinas prácticas de las grandes religiones como la ascesis y la mística. Por ello, llegadas las cosas a la entronización de la economía como disciplina desacralizada, en términos de Mircea Eliade, a la que hay que sacrificar a la persona, es necesaria una reflexión transversal, que vaya más allá de los objetivos de los partidos políticos y de las personas que de verdad quieren cambiar el mundo. Porque no se hizo la economía para el hombre, sino el hombre para la economía. Para ello, es necesario un cambio personal radical, que no sé hasta qué punto las personas estamos verdaderamente dispuestos a emprender.

Me considero una persona cristiana que intenta vivir su fe sobre todo desde la autenticidad y no desde la autoridad. Pertenezco a la Iglesia Católica, que para mí no es otra cosa que el pueblo de Dios y mi casa espiritual. Una Iglesia que no entiendo excluyente, sino más bien abierta a todo el mundo, incluidos a los que no quieren entrar en ella formalmente pero buscan la verdad como ellos la entienden, y realizan realmente la voluntad de Dios, como en la parábola de los dos hijos. En relación con esto, simplemente quisiera realizar dos matizaciones a los “puntos programáticos” que me han llegado desde la esfera de PODEMOS, y que intentan, desde mi posición, que no es la de un “hombre de bien”, perfectamente integrado en la sociedad conservadora que criticara Jesús de Nazaret y que le costó la vida, en la defensa de los débiles, de los necesitados, de los marginados y de los excluidos por el status quo de la época, tanto político como religioso; pues la política era religión y la religión era política: algo, por cierto, no muy diferente en nuestros días, en las que hay pseudorreligiones desacralizadas, en palabras de Mircea Eliade, como la economía, a la que sirve la política formal. En primer lugar, en cuanto a la eliminación de los privilegios de la Iglesia, la Iglesia Católica declaró en 1964, en un documento conciliar del máximo nivel institucional, la Gaudium et spes, que estaría dispuesta a renunciar a dichos privilegios si ello redundara realmente en favor del bien común. Pues bien, a mi modesto entender ha llegado este momento, y el papa Francisco está dando muy buenos ejemplos de ello, de auténtica actitud evangélica que constituye el espíritu de la Iglesia. No es éste el lugar adecuado para explicar la falta de desarrollo de esta propuesta de la Iglesia. Por otra parte, los críticos de la Iglesia Católica deberían ver los fondos que se destinan en las colectas y en otras actividades, auditados por empresas independientes, y, sobre todo, la labor desarrollada en este ámbito por muy diversas organizaciones católicas, diocesanas o de adscripción diversa, como Cáritas, aquí y en el Tercer Mundo. No hay nadie, ni en cifras ni en dedicación – y de ello tenemos cada día ejemplos de personas que, por Cristo y su Evangelio, que proclama en la práctica fundamentalmente el amor al prójimo-, que lo haga mejor. Y a su vez, los católicos instransigentes, o “de rito”, deberían reflexionar -si es que muchos pueden hacerlo y no están obcecados por el fanatismo, en ocasiones incluso violento-, sobre la realidad y el compromiso de su fe, abandonando una falsa piedad y una falta de mezcla con la gente que no es como ellos, y que ha sido una de las causas que más ha contribuido al abandono de muchas personas de buena voluntad del seno de la Iglesia; por cierto, de cualquier Iglesia, no sólo de la católica. Porque, advertidos por Jesús, no todos los que dicen “Señor, Señor” serán admitidos en el Reino, sino sólo los que hacen la voluntad de su Padre. Un Padre que, por lo demás, es misericordiosísimo y que, tal y como se nos enseña en las parábolas de validez universal del hijo pródigo y de las otras parábolas pequeñas de Lucas 15, está siempre dispuesto a perdonar y a devolver al hombre su dignidad perdida, ensalzándolo incluso sobre aquellos que se consideran a sí mismos como “justos”; así nosotros, pecadores, deberíamos perdonar a los que nos ofenden, como rezamos en el Padrenuestro.

Llegamos entonces al punto fundamental de mi crítica constructiva y de mis reflexiones para cualquier proceso de regeneración política y social. Ahora que todo el mundo -con mayor o menor preparación- habla de economía, ahora que lo que es llamado economía detenta la hegemonía cultural del pensamiento a todos los niveles del conocimiento práctico occidental, vamos a hablar también de economía. Es una disciplina más sencilla que sus espurias derivadas pseudocientíficas que estudian los estocásticos, el análisis técnico y el análisis de los mercados de valores, cuestiones que intentan predecir, normalmente retroactivamente, sobre la base de “modelos”,  y no de personas. La economía trata de algo mucho más sencillo: la distribución de las necesidades. Y es aquí donde quisiera expresar mi reflexión fundamental: no es posible pensar en emprender un esfuerzo colectivo de cambio social -en sentido progresista-, de regeneración política o de sumisión de la macroeconomía a las necesidades reales de la gente sin tener en cuenta  precisamente la cuestión de las necesidades. Es necesario redefinir las necesidades. Como expresa el lema de Cáritas, vive sencillamente, para que otros, sencillamente, puedan vivir. Algunos economistas que han tratado de volver a los orígenes de su ciencia -por cierto, muchos de ellos no procedentes de países “desarrollados”-, han comprendido realmente lo que la economía significa, y no sólo a nivel teórico, como hicieran en el ámbito occidental los epígonos del marxismo metodológico como Horkheimer, Adorno o Marcuse en los años 60 y 70, sino a nivel práctico e intercultural, como el tachado de heterodoxo por sus colegas del pensamiento único de la Escuela de Chicago Amartya Sen, bengalí de nacimiento y Premio Nobel de Economía en 1998. Era necesario que el genio espiritual de un país como la India se hiciera notar también en el pensamiento económico, como también lo era que el espíritu del catolicismo ortodoxo, despojado de su lucha geopolítica en favor del mal menor -el capitalismo de los años 60- frente al socialismo real de entonces, volviera a sus auténticas raíces -el Evangelio- con documentos conciliares sobre economía y vida política, a juzgar por eminentes teólogos -fundamentalmente pertenecientes o simpatizantes al movimiento de la teología de la liberación, como Ellacurría o Tamayo, pero no sólo, sino también según buena parte del jesuitismo y del franciscanismo “otrodoxos”, insuficientemente desarrollados por la realpolitik vaticana de los años anteriores a la caída del Muro. Ya antes, teólogos tanto católicos de la talla de Urs von Balthasar, Vito Mancuso o Hans Küng -este último todavía en activo-, en el ámbito católico, o Robert Bultmann o Karl Rahner, para el ámbito protestante, así como pensadores ecuménicos norteamericanos como R. W. Emerson mostraran su compromiso por las tesis sobre la parcialidad de Dios y la opción preferencial por los pobres, que debe implicar la labor de la Iglesia. Es algo todavía proclamado por representantes de algunas parroquias abiertas incluso en barrios conservadores y excluyentes como en el que habito, como el párroco Alejandro Fernández Barrajón, fraile mercedario, o el conocido Padre Ángel.

Volviendo al tema de las necesidades… ¿De verdad necesitamos tantas cosas, cuando sólo una es importante? La gestión de las necesidades es la base de la ciencia económica. No es más rico el que más tiene, sino el que menos necesita. Y, aunque suenen a tópico, estas expresiones muestran con una sencillez perfectamente intersubjetiva la verdad que se esconde tras de ellas, accesible tanto al campesino analfabeto como al catedrático de Filosofía Moral. Como que hay gente tan pobre, tan pobre, que sólo tiene dinero. Pero entiéndaseme bien: con ello no pretendo quitarle valor, en primer lugar, a la necesidad de trabajar, aquí y ahora, por un mundo más justo, que yo entiendo con el Reino anunciado por Jesús, cada uno a su manera y ayudando a los más desfavorecidos, poniendo en práctica sus carismas pero también aceptando sus limitaciones. Tampoco pretendo criticar el valor de liberación personal y social del trabajo, el progreso e incluso las riquezas, salvo que quiera seguirse una, por cierto, respetabilísima, vocación contemplativa, monacal o eremítica. Precisamente por ello, en el momento actual es necesario devolver a muchas personas la dignidad de poder aspirar a un trabajo digno o de recuperar el que tuvieron -a mi juicio, no todos los “trabajos” lo son-, que en un Estado capitalista casi “puro” en crisis, precisamente como el nuestro, ha escindido la formación superior, todavía a su cargo en más de un 80% según cifras del INE, de la empleabilidad, que ha “dejado” al mercado -no sin mantener organismos de intermediación laboral cuya efectividad deja mucho que desear-, hay que ir mendigando a las responsables de recursos humanos de las grandes empresas, para las personas con formación, o a los gerentes machistas de la pequeña empresa, para las personas sin formación. Sí, soy políticamente muy incorrecto, y además, me gusta serlo. Hay que poder comer y beber para vivir con dignidad, tener vestido y techo. Lo que hace falta es un cambio de actitud hacia las “cosas del mundo”, que nos conduzca a otorgar a los bienes materiales el valor instrumental y relativo que realmente les corresponde, es decir, ser capaces de no perder al mismo tiempo de vista que sólo una cosa es importante. Ésta es la idea que, en mayor o menor grado, está detrás de todas las religiones: el desapego, comenzando por el de los bienes materiales. Pero para ello es necesario un cambio de actitud, muchas veces, radical. Es necesario renunciar a muchas necesidades artificiales a las que muy a menudo nos cuesta renunciar. Lo que sí tengo claro a estas alturas es que, si no cambiamos nuestro corazón, no podremos experimentar la auténtica alegría de la libertad que nos lleve de manera natural, como un niño, a ayudar a nuestro prójimo, movidos por la empatía, la compasión y el Amor, y con ello, a irnos desprendiendo poco a poco de nuestros propios egoísmos, de nuestros problemas y de nuestro “yo”. Pues no hay mejor manera, como ya señalara el siglo pasado el gran psicólogo Adler, de curar nuestras neurosis que saliendo de nosotros mismos y ayudando a los demás. Algo que ya nos enseño Jesús con su mensaje de que “el que quiera salvar su vida, la perderá; pero el que la pierda por mí y por mi evangelio, la salvará”. Se trata de un mensaje a mi juicio universal, que puede ser aplicado, como todas las ideas de fondo de este artículo, a las personas de cualquier religión, credo, ideología y a las que no profesan religión alguna, pues todas somos hermanas y nos unen al menos dos cosas radicalmente fundamentales: la conciencia de nuestra muerte y el deseo de sobrevivir a ella, nuestro deseo de inmortalidad. Es este sentido, desde el punto de vista teológico-religioso, me ha interesado hablar más de actitudes y de comportamientos que de “verdades” dogmáticas, precisamente con vistas a la construcción de un terreno común para la acción práctica de todas aquellas personas de buena voluntad que realmente quieran, cada una desde su posición, contribuir, literalmente, a cambiar el mundo. Estas ideas no pueden ni deben ser ajenas al discurso y a la praxis política y social. Precisamente por ello he querido ser radical en el sentido etimológico de la palabra, para manifestar mi convicción de que cualquier cambio político y social debe venir “desde abajo”, desde un cambio en nuestra actitud egoísta de la que todos somos esclavos. Sólo así podrá desenmascararse por las buenas, generando credibilidad en nuestro entorno más inmediato, a modo de “luz del mundo”, es decir, sin enemistad, la actitud de muchos representantes religiosos, de esos “hombres de bien” respetables que cumplen los ritos de la religión católica, las dobles morales, las cargas illevaderas ordenadas por estas personas con poder como para ejercer presión social. No se me oculta que el condicionamiento social de la conducta -que incluye pensamiento como conducta verbal, en términos skinnerianos, y acción- resulta muy difícil para todos, no sólo para aquellas personas que no tienen tiempo material para plantearse esta cosas, o para aquellos que, pensando solamente en sí mismos y en su “bienestar” material, constituyen el “rebaño adormecido del que hablara Noam Chomsky. También algunas personas cultas caímos en el pasado en la trampa del consumo como sustitutivo de la necesidad de reconocimiento social a que se refierera el psicólogo Maxwell en su teoría piramidal de las necesidades humanas, y con ello, en el ciclo kármico -por emplear un término religioso panindio pero de validez mítica universal, como expresara Mircea Eliade- de la rueda del consumo-disfrute-trabajo-crédito-más consumo. Para todos es difícil sustraerse a la presión del entorno sofisticadamente diseñada por aquellos que detentan la economía cultural, pues todos somo esclavos de nuestras pasiones, jóvenes y mayores, y nadie está exento de tomar el camino equivocado -o el pecado-. Pero precisamente por ello, la novedad del mensaje de Jesús reside en el hecho de que todos estamos perdonados, y con ello, justificados. Sólo es necesaria una actitud de reconocimiento, de conversión y de lo que, en otras épocas no muy lejanos, estaba abarcado no sin ambigüedad en lo que llamábamos “penitencia” (Küng, 2014). Por ello, el momento de crisis en el que nos encontramos, si no caemos en el desánimo, puede ofrecernos una oportunidad real -es decir, sujeta a vaivenes, a la vuelta a los mismos errores, a pasos atrás, como no puede ser de otra manera- de cambiar nuestra actitud hacia nosotros mismos, nuestras necesidades, nuestro modelo de sociedad y nuestras relaciones entre nuestro prójimo y entre otras sociedades -de personas, se entiende-. Ello sólo podrá ser posible, a mi juicio, cambiando nuestro corazón, con la ayuda de Dios -cada uno como lo entienda-. Sólo así, desde lo pequeño, podremos trabajar con impecabilidad en tareas humildes que nos consigan el respeto de los demás. Porque el que es fiel en lo pequeño, también lo será en lo grande. Desde el que ha pasado por la experiencia de la humildad, podremos aspirar a puestos en los que la Providencia nos ponga, pues para Dios, que quiso nacer como hijo de un carpintero, no hay nada imposible. La predicación de Jesús cambió el mundo, y si el reino de Dios, que él proclamó ya entonces en medio de nosotros no ha llegado a la tierra ha sido por la dureza de los corazones.

En cuanto a promover cambios positivos en la sociedad, comencemos planteándonos objetivos concretos, y se nos irán dando los cometidos de lo grande. Así, por ejemplo, centrémonos en combatir la situación de pobreza -material y espiritual- de nuestro prójimo; la degradación material y moral de los barrios de nuestras urbes deshumanizadas y caracterizadas cada vez más por contactos anónimos aplaudidos por insignes sociólogos, que ven sociedades de comunicaciones donde deberían ver sociedades de personas. También podremos darnos cuenta de que la intolerable degradación y contaminación de nuestros espacios naturales acaba a la larga con la supervivencia de la propia especie humana, superando el cortoplacismo imperante en este tiempo de la instantaneidad. Y sólo así podremos devolver la dignidad a continentes enteros deliberadamente excluidos de las bondades del consumo y de la globalización, como África, gran parte de Centroamérica, la mayor parte de América Latina y buena parte de Oceanía, aliviando la situación de miseria extrema que clama al Cielo.

Desde la opinión que quiero sostener, todas las personas, de cualquier credo, o de ninguno, pero que compartan esta necesidad de cambio de actitud individual antes de adquirir cualquier compromiso social, sobre todo político, son capaces, desde su ser y sus circunstancias, como diría Ortega, de contribuir al bienestar y a la justicia social, a la caridad, al fomento de un empleo cuya adjudicación se realice en equidad, es decir, en función del reconocimiento de los talentos y carismas y de las limitaciones y debilidades de cada uno, así como a una distribución de la riqueza basada en las necesidades de toda la comunidad política, especialmente, de los más pobres, de los excluidos, de los marginados, de los victimizados y de los estigmatizados, para que éstos, superando su situación, puedan contribuir realmente al bienestar de la Nación y de todo el orbe y recuperar con ello la dignidad que proporciona el trabajo, aportando sus habilidades y sobre todo su humanidad, y convirtiéndose de este modo en protagonistas activos de su destino y del bien común.

 

A.M.D.G.

 

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